martedì 4 giugno 2013

Mafia e ‘droga’. Il favoloso mondo di Serpelloni.

Ascolta il post Listen to this Page. Powered by Tingwo.co

Immaginate se negli anni ’20, durante il disastroso esperimento del proibizionismo sull’alcol attuato oltre oceano, qualcuno, in relazione al fatto che il business dell’alcol illegale fosse nelle mani della criminalità organizzata, avesse dichiarato:

Ogni persona che per il proprio piacere compra alcol lo fa con un atto di responsabilità individuale avendo ben chiaro ciò che questo comporta, cioè di partecipare al finanziamento delle azioni violente di queste organizzazioni criminali, che tanto male hanno fatto e stanno facendo alle persone oneste di molti paesi. Oltre a chi usa alcol occasionalmente, ogni persona con dipendenza da questa sostanza deve essere conscia che può risolvere la propria malattia e che le strutture sanitarie pubbliche e del privato sociale offrono, a tutti loro ed in ogni momento, la possibilità di avere cure efficaci e gratuite per poter sospendere tale uso
A leggerlo oggi qualcuno si farebbe una sonora risata, conoscendo lo sviluppo che ebbe negli Stati Uniti il proibizionismo sull’alcol, lo storico fallimento di quel “’nobile esperimento”, come fu chiamato (“The Noble Experiment“), sopratutto per l’invito a “sospendere tale uso”.
Se poi a tutto ciò ci aggiungiamo anche la frase: “Tutti i giovani devono credere nella possibilità di costruire un mondo libero dall’alcol e dalle mafie e devono lottare contro queste organizzazioni criminali esprimendo prima di tutto un comportamento individuale di legalità, di lontananza totale da queste organizzazioni e di rispetto della propria salute fisica, mentale e sociale“.
Beh …questa frase, sarebbe stata la goccia che avrebbe fatto traboccare il ‘vaso dell’idiozia’, di quell’inutile proibizionismo, infarcito di retorica, ciò è dato dall’impossibilità quasi certa di arginare un fenomeno illegale, come era considerata la produzione di alcolici durante il proibizionismo americano, con la crescente domanda da parte dei consumatori.
Il proibizionismo d’oltre oceano sugli alcolici, in vigore dal 1919 al 1933, era sostenuto da ambienti conservatori, e clericali (ancora così tutt’oggi con il proibizionismo sulle droghe). I primi movimenti contro l’alcol si ebbero appunto da parte delle cosiddette ‘società di temperanza‘, gruppi religiosi e politici caratterizzati da posizioni estremamente fondamentaliste e moraliste. In un primo tempo vennero proibite la produzione, l’importazione e la vendita, ma dal 1929, ritenendo blande le azioni promosse fino ad allora, vennero stabilite anche pene detentive per i consumatori, pensando che se si penalizzava anche il consumo, ci sarebbero stati meno danni, meno vittime e meno crimini.
Ancora oggi queste caratteristiche ideologiche della temperanza fanno parte della psicologia del proibizionismo attuale sulle sostanze stupefacenti, e sopratutto sulla cannabis che è la sostanza al mondo più utilizzata e di gran lunga meno nociva dell’alcol stesso.
E se il proibizionismo fu un fallimento per l’alcol, lo è, in misura ancora maggiore per la cannabis.
In quegli anni si dichiarava che: “I liquori sono responsabili del 25% della miseria, del 37% del depauperamento, del 45,8% della nascita di bambini deformi, del 25% delle malattie mentali, del 19,5% dei divorzi e del 50% dei crimini commessi nel nostro Paese
Vi ricorda qualcosa come metodologia di informazione a fini terroristici?
Colui che promosse la legge, il Senatore Andrew Volstead, quando entrò in vigore la legge dichiarò: “I quartieri umili presto apparterranno al passato. Le prigioni e i riformatori resteranno vuoti. Tutti gli uomini cammineranno di nuovo eretti, tutte le donne sorrideranno e tutti i bambini rideranno. Le porte dell’inferno si sono chiuse per sempre“, questo era il favoloso mondo immaginato da Volstead, che attraverso la tolleranza zero, credeva di risolvere il problema della diffusione e del consumo delle bevande alcoliche.
Tutto ciò gli si rivoltò contro, si registrò un aumento della criminalità e di degrado sociale, nonché una serie di danni causati dall’alcol illegale, difatti bisogna ricordare che le prime conseguenze che avvengono con il proibizionismo, di qualunque sostanza si tratti, sono la produzione di sostanze adulterate con additivi pericolosi ed impuri, in quanto mancanti di qualsiasi controllo qualitativo, famoso era ad esempio il cosiddetto avvelenamento da alcool del legno.
L’esperienza e i danni provocati da questo “nobile esperimento” fece prevalere la ragionevolezza, il divieto sugli alcolici aveva prodotto più danni che benefici alimentando la produzione illegale e arricchendo le organizzazioni criminali (come Al Capone), che avevano trovato nell’illegalità la loro miniera d’oro, ed in seguito al fallimento di quest’esperienza, che fu seguita anche da Norvegia (1919-1926) e Finlandia (1919-1932), il proibizionismo sull’alcol venne abolito.
Ma non soddisfatti della fine di ‘questo’ proibizionismo, appena qualche anno dopo (1937) venne varato il “Marijuana Tax Act” che è in vigore ancora oggi, rimettendo in moto gli stessi ‘persecutori’ e cultori della tolleranza zero, come fu il padre del proibizionismo Harry Anslinger, che con la sua ‘fervente’ fantasia riuscì a trasformare la ‘marijuana’ in un mostro per eccellenza, creando della cannabis un immagine talmente falsata da risultare ridicola.
Ancora oggi questa metodologia di ‘informazione’ distorta è alla base del proibizionismo sulla canapa, che vive e si nutre di questo, ed ancora oggi, soprattutto in Italia, questa vetusta propaganda ne tiene alta la bandiera a cui ‘talvolta’ viene dato il nome di ‘evidenze scientifiche’.
Quando c’è la proibizione chi ne trae i maggiori ‘benefici’ sono le organizzazioni criminali, come fu il fenomeno del ‘gangsterismo’ capitanato da Al Capone, e la proibizione dell’alcol fu la sua fortuna, un mercato nero gestito dalla criminalità in regime di monopolio, prezzi della sostanza aumentanti vertiginosamente, giustificati sia dalla (falsa) rarità del prodotto, ma ancora di più dall’illegalità della produzione, della vendita e del consumo, come è ancora oggi il mercato delle sostanze stupefacenti.
Non si può pensare che se esiste un mercato illegale non esista ‘qualcuno’ che se ne occupi, soprattutto in presenza di una forte domanda. La legge della domanda e dell’offerta domina l’economia, sia quella legale che quella illegale. Il Proibizionismo, è quindi un invito al Crimine Perfetto, che mascherato e fomentato da un ideologia fanatica moralistica, quasi religiosa, come era appunto per le ‘società di temperanza’, il proibizionismo non e’ altro che la madre di un economia parallela al di fuori di ogni controllo.
Proibizionismo e illegalita’ si supportano reciprocamente.
Il Dipartimento Antidroga ritorna quindi ancora con un ‘sermone’ già sentito, di mistificazione ed inversione della realtà, come era già accaduto tempo fa con la campagna ‘chi compra droghe finanzia le mafie” , attribuendo di fatto la responsabilità dell’esistenza del mercato nero ai consumatori, e ‘pretendendo’ con utopistica ipocrisia, che la sconfitta delle Mafie, possa avvenire attraverso una forzata astinenza assoluta di tutti gli utilizzatori di sostanze da parte della totalità dei consumatori.
Questo il comunicato del capo dipartimento Giovanni Serpelloni:
Vivere nella legalita’ e’ un insegnamento che il giudice Falcone ha dato ai nostri giovani siglandolo con la propria vita. Vivere quindi per una societa’ giusta e, ancora prima, nel principio dell’onesta’ e della coerenza dei propri comportamenti, lontano e contro tutte le organizzazioni mafiose, e’ un messaggio che le giovani generazioni dovrebbero sempre tenere ben presente, soprattutto nel momento in cui qualcuno di loro fosse tentato di acquistare sostanze stupefacenti. I giovani in particolare, ma anche i non piu’ giovani, devono ricordare che anche un solo euro speso per la droga finisce nelle mani delle mafie, finanziando quindi le loro violenze, le loro sopraffazioni e le altre organizzazioni dedite al terrorismo e alla destabilizzazione degli stati democratici. Sono oltre 20 miliardi all’anno i soldi che queste organizzazioni possono acquisire grazie a questo mercato di morte, sofferenza e sfruttamento delle deb! olezze e dei piu’ vulnerabili. Tutto questo flusso di denaro potrebbe essere tracciato e seguito per comprendere anche come inquina l’economia onesta e reale. Le infiltrazioni e il riciclaggio di denaro sporco nel settore produttivo dei fondi mafiosi sono come la droga per le persone che la usano: questi soldi sporchi intossicano chi ne fa uso e creano dipendenza mortale per quegli imprenditori che ne approfittano o cedono alla tentazione di facili guadagni. Ogni persona che per il proprio piacere compra droghe lo fa con un atto di responsabilita’ individuale avendo ben chiaro cio’ che questo comporta e cioe’ di partecipare al finanziamento delle azioni violente di queste organizzazioni criminali, che tanto male hanno fatto e stanno facendo alle persone oneste di molti paesi. Oltre a chi usa droghe occasionalmente, ogni persona con dipendenza da queste sostanze deve essere conscia che puo’ risolvere la propria malattia e che le strutture sanitarie pubbliche e de! l privato sociale offrono, a tutti loro ed in ogni momento, la! possibi lita’ di avere cure efficaci e gratuite per poter sospendere tale uso. Tutti i giovani devono credere nella possibilita’ di costruire un mondo libero dalle droghe e dalle mafie e devono lottare contro queste organizzazioni criminali esprimendo prima di tutto un comportamento individuale di legalita’, di lontananza totale da queste organizzazioni e di rispetto della propria salute fisica, mentale e sociale“.
E dopo l’immaginario mondo di Volstead, ecco il fantastico mondo di Serpelloni, che attraverso la tolleranza zero crede di risolvere il problema della diffusione e del consumo di sostanze.
L’acquisto della cannabis da strada sarebbe da evitare per ben altri motivi, innanzitutto per la bassissima qualità, essendo presenti le più improbabili schifezze (come l’erba’ alla polvere di vetro per aumentarne il peso) e una soluzione che potrebbe evitare questo è la regolamentazione della coltivazione domestica e questo lo sa bene chi vuole un prodotto di qualità, biologico, equilibrato nei principi attivi e contemporaneamente seguire il ‘consiglio’ di Serpelloni di non acquistare la cannabis in strada per non finanziare le mafie!!!
Negli ultimi anni infatti sono aumentati i coltivatori ‘responsabili’ che producono a scopo esclusivamente personale la propria ‘erba’ a loro rischio e pericolo, sennonché se si viene scoperti si viene puniti ancora più pesantemente degli spacciatori al soldo della criminalità, come a dire: “Se la vuoi la devi comprare dalla mafia”, e non sono pochi che si sono sentiti dire questa frase dal giudice durante l’udienza di convalida d’arresto o durante il processo.
In realtà è proprio quello che vogliono, che si acquisti dal mercato nero, una sorta di ‘pizzo’ da pagare alla mafia e questo la dice lunga su chi vogliono in realtà colpire e sulla vera natura e motivazioni del proibizionismo
Quindi non si preoccupi Dott. Serpelloni, noi le mafie non le finanziamo, è il proibizionismo che le finanzia e gli da vigore!
Davide Corda – ASCIA
Pubblicato anche su: http://www.legalizziamolacanapa.org  

0 commenti:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...